DUE SPICCI


Ho iniziato a guardare la nuova serie di ZeroCalcare ("Due spicci") 
un po' per caso un po' per noia.
Era passato talmente tanto tempo dalle prime due 
("Strappare lungo i bordi" e "Questo mondo non mi renderà cattivo") 
che aveva creato con Netflix che avevo rimosso quanto mi fossero piaciute. 
Anzi è stata proprio quella prima serie nel lontano 2021 ad avermi fatto conoscere Zero Calcare, artista che io non essendo amante dei fumetti avevo sempre ignorato. 

L'ho iniziata senza nessun tipo di aspettativa, 
essendo la terza miniserie non mi aspettavo che potesse superare la prima. 
Solitamente c'è sempre un declino quando si fanno dei sequel
anche se in questo caso le tematiche erano diverse.
Devo dire che è bastato il primo episodio 
per farmi rimanere incollata allo schermo fino alla fine.
Ho sperimentato quell'ansia tipica che nasce quando hai paura che qualcosa finisca.
Me ne sono accorta quando mi sono ritrovata a controllare maniacalmente alla fine di ogni episodio quanti altri me ne restassero.
Guardare l'ultimo con la consapevolezza che non ce ne sarebbero stati altri è stato difficile, 
avrei voluto rallentare il video perché potesse durare di più.

Mi sono sempre chiesta se Michele Rech sia simile al personaggio a cui ha dato via negli anni in queste miniserie.
Onestamente credo di sì, perché la profondità e la minuzionisità del personaggio non si può inventare dal niente, credo che certe cose si debbano vivere per poterle raccontare in quella maniera.

Credo che la parte che più mi abbia lasciato senza parole è quando la sua coscienza gli fa notare come è costruito il suo mondo. Un piccolo muretto circolare che allontana gli estranei, uno più alto a cui hanno accesso solo gli amici e genitori e poi una torre, alta fino al cielo, in cui si è rinchiuso lui.
Lui e solo lui, uno spazio vitale minuscolo a cui non può avere accesso nemmeno una compagna di vita. 
Se qualcuno entrasse e con il tempo dovesse scoprire la botola che giace sul pavimento? Se qualcuno un giorno decidesse di aprirla e vedesse tutti i rovi all'interno scapperebbe sicuro!
Almeno questo è quello che pensa ZeroCalcare, che chiunque vedendo i suoi demoni scapperebbe facendo crollare quella fortezza che con gli anni si era costruito.
Così il personaggio non rischia, si tiene sempre in una sorta di limbo da tutta la vita anche con la coprotagonista Esmeralda.
Mi ha colpito perché io ho sempre agito diversamente: quando ho deciso di far entrare qualcuno nella mia torre la prima cosa che ho mostrato è stata proprio quella botola che invece ZeroCalcare ha volutamente nascosto sotto un tappeto. 
La paura è la stessa: affezionarsi a qualcuno, lasciare che qualcuno "arredi la nostra torre" con il rischio che poi decida di andarsene facendo crollare tutto.
Io però per ovviare a questa possibilità l'ho sempre mostrata fin da subito. "Questa è la mia botola, guardala, entraci e decidi subito se ti spaventa così tanto tutto quello che ho dentro
così non rischio che la persona la scopra quando io ho abbassato le difese.

Un'altra parte che mi ha colpito è stata il dialogo con sua madre: 
"Ti chiedo solo di essere felice"
"Ora mi sento infelice ed anche ingrato" 
e poi tutto il monologo creato ad arte fino alla conclusione di dire a sua madre che si, lui è felice. Anche se, come gli ha fatto notare la sua coscienza, non si può mentire su queste cose a chi ti vuole bene perché "ti si vede dagli occhi".

Michele Rech riesce ad essere tagliente, diretto, profondo quasi invasivo. Non si sofferma sulla superficie ma scava, scava dove pochi altri l'hanno fatto. Analizza, scompone e riesce a mostrare le mille sfaccettature di ogni singola cosa, come il rapporto tossico di Esmeralda, che viene inquadrato da tutte le prospettive. Quello che mi lascia ogni volta di stucco è il taglio ironico, irriverente con cui riesce a fare tutto questo. Come riesce ad affrontare argomenti intensi, profondi, difficili da trattare con la comicità unica che lo contraddistingue.
Mi affascina la sua capacità di esprimersi, di tirare fuori in modo sarcastico, beffardo temi che in parte almeno una volta, tutti noi abbiamo vissuto nella nostra vita.

Potrei dilungarmi ancora ad elogiare questa miniserie, ma mi fermo qui con la speranza che non sia l'ultima ma che ZeroCalcare ritorni presto sui nostri schermi per farci sentire meno soli, meno diversi e più compresi.

Grazie







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