LA MEZZA DI TREVISO
Ieri, 11 ottobre, per il mio trentesimo compleanno ho partecipato alla mezza maratona di Treviso.
La storia di questa preparazione è molto travagliata.
Avevo iniziato ad allenarmi seriamente con una programmazione specifica verso maggio,
con l'aiuto di un coach specializzato.
A metà agosto correvo i 13km con una media di 5,20min al km,
un buon tempo ma io non ero ancora soddisfatta.
Nonostante i risultati fossero evidenti nei mesi io volevo di più.
L'ansia da prestazione e qualche difficoltà emotiva a gestire gli allenamenti mi ha portato a mollare completamente.
Se ho mollato era per la paura di fallire,
la paura di non essere all'altezza delle mie aspettative,
che purtroppo sono sempre state molto alte.
Avevo un obiettivo preciso: correre la mezza stando sotto l'ora e 50min
tempo che avevo fatto a Padova nel 2024 (quando ero molto allenata)
Era un obiettivo fattibile se avessi continuato ad allenarmi seguendo il piano
ma io avevo paura.
Paura di allenarmi per mesi e non riuscire a portare a casa quel risultato tanto desiderato.
Quasi due mesi di stop totali, da metà agosto fino all'11 ottobre.
In quei due mesi ho pensato ogni giorno a cosa avrei fatto il giorno del mio compleanno.
Avrei partecipato lo stesso? E se sì come?
Più le settimane passavano più svaniva anche la possibilità di riuscire effettivamente a concludere tutti quei km.
Poi il giorno del mio compleanno è arrivato, e la voglia di partecipare c'era.
C'era la voglia di sentire quell'adrenalina tipica che respiri a questi eventi.
Con l'adrenalina c'era la paura di non farcela,
di mollare a metà percorso,
di doversi arrendere,
di dover finire la gara camminando a fatica.
E' brutto arrendersi: camminare e vedere gli altri che ti superano correndo,
gli altri che al contrario tuo, probabilmente si erano allenati con costanza
e non avevano mollato come invece avevi fatto tu.
Allo sparo sono partita,
seguendo due pacer eccezionali che tenevano il tempo di 6,10min al km
con l'obiettivo di chiudere la gara in due ore e dieci.
Erano gli ultimi pacer possibili da seguire perché non ce n'erano che tenevano un tempo per farla a 6,30 o più.
Sarà stata questa consapevolezza,
che se avessi perso il loro passo sarei rimasta da sola,
indietro senza nessuno da seguire,
senza nessuno che mi motivasse a spingere
anche quando la fatica avrebbe iniziato a farsi sentire.
Perché una cosa è certa, quando corri 21km la fatica prima o poi arriva.
E se quando arriva la fatica ti ritrovi da solo è ancora più dura continuare.
Ho seguito i miei pacer fino al 18km e poi non ce l'ho fatta più.
In quei 18km sono stata incitata tantissime volte a continuare, a non perdere il passo,
a non rimanere troppo indietro.
Senza quei due pacer sono certa che non avrei tenuto botta per tutti quei km senza arrendermi alla fatica.
Gli ultimi 3km sono stati i più difficili.
Ho mollato, ho camminato, ho ripreso a correre a fatica, ho mollato di nuovo, ho ripreso.
Una tarantella infinita che però mi ha portato a tagliare il traguardo in due ore e 12 minuti,
Ho tenuto una media di 6,07 min al km
un tempo che onestamente non pensavo sarei riuscita a fare.
Questa gara è andata decisamente oltre le mie aspettative
Ho superato me stessa e questa è stata la soddisfazione più grande.
Visti i mesi precedenti, ripeto, la possibilità di non chiuderla nemmeno era molto alta.
Invece l'ho chiusa e con un tempo relativamente buono.
Devo essere onesta, ci ho pensato.
Ci ho pensato al tempo che avrei potuto fare se avessi continuato ad allenarmi.
Un po' brucia, ma sto cercando di accettarmi con tutte le mie sfaccettature.
Sto cercando di apprezzarmi per quello che sono, per quello che riesco a fare
senza pretendere continuamente il massimo da me stessa.



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