PERFEZIONISMO
Non pensavo che perfezionista fosse un aggettivo adeguato per descrivermi
ma forse è la risposta a molta infelicità che provo.
ma forse è la risposta a molta infelicità che provo.
Credo di essere perfezionista, soprattutto nelle cose a cui tengo
il che, guardando da fuori, potrebbe sembrare un bene ma non lo è
è un grandissimo difetto che non so come migliorare.
A giugno, ormai 5 mesi fa, era uscito un bando per un concorso pubblico che poteva essere interessante. Potevo studiare, prepararmi, avevo a disposizione tutti questi mesi ma la paura che non andasse come avevo immaginato mi ha bloccato.
Se avessi studiato per tutti questi mesi e poi non avessi raggiunto l'obiettivo?
E' lo stesso ragionamento che faccio per la corsa,
se mi allenassi ma poi non fossi all'altezza delle mie aspettative il giorno della gara?
Io lo vivrei come una tragedia, anche se razionalmente non capisco perchè.
Il perfezionismo può essere uno stimolo sano, ma quando sfocia in una paura cronica di fallire ti blocca, cresce l'autocritica e i sensi di colpa e alla fine sfocia nel pensare che il proprio valore sia misurato unicamente sui nostri successi.
Così mi ritrovo a quattro giorni dal concorso a studiare e prepararmi con la consapevolezza di non avere tempo; che quello che sto facendo si poteva fare in mesi: con tranquillità, con maggiore pianificazione e logica e di conseguenza maggior possibilità di successo.
E' frustrante, lo è perché è una cosa che si ripete continuamente.
Mi sono iscritta ad una mezza maratona che si svolgerà a metà febbraio a Verona.
Avrei 3 mesi per prepararla ma nella mia testa parto con la consapevolezza che il tempo non sarà abbastanza, che io non sarò abbastanza e così rimando gli allenamenti, mi nascondo dietro le scuse pur di non affrontare la questione.
Ho sempre avuto aspettative molto alte, come se dentro di me sapessi di poter fare bene.
C'è una piccola parte di me che crede fortemente di avere le capacità per riuscire e proprio questa parte qua alla fine finisce per farmi fallire, anzi non mi ci fa neanche provare.
Non mi ci fa provare perché è brutto fallire, è brutto impegnarsi e non vedere riconosciuti i propri sforzi, è la paura di provare quella sensazione che alla fine non mi fa neanche rischiare.
Vorrei poter dire che è facile disinnescare questo meccanismo, ma io ancora non ho capito come fare. Chissà se c'è qualcuno tra di voi che si rivede in questo e che magari ha trovato una soluzione per smettere di pretendere sempre e solo il massimo da noi stessi.



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