AMANDA E LA CENA


Amanda odiava guidare, da sempre. Non perché non le piacesse, semplicemente i viaggi lunghi le facevano venire sonno. Tendeva ad addormentarsi spesso perché mentre era alla guida associava il rumore dell’auto a quello del camper e dei viaggi che faceva quando era bambina con i suoi, durante i quali si addormentava beatamente nel lettone in mansarda mentre suo papà guidava. 
Eppure, Amanda si era messa alla guida senza pensarci troppo quella sera. Era agosto e aveva avuto una settimana di ferie in cui aveva deciso di raggiungere i suoi genitori in campeggio poco più a sud di Ravenna. Le sue finanze al momento non le permettevano una vacanza più originale e così aveva deciso di riassaporare le vecchie vacanze in camper con i suoi.
Era mercoledì, a metà della sua settimana di relax e aveva deciso di accettare un invito a cena e di conseguenza risalire in macchina verso Padova. Mentre guidava quel giorno Amanda non aveva sonno, era tesa come le corde di un violino. Teneva l’aria condizionata al massimo e nonostante questo era imperlata di sudore a causa dell’agitazione. 
Ripensava all’ultima volta che aveva visto quella persona quasi sei mesi prima, al dottorato di Giulia; amica che avevano in comune. Anche quella volta era agitata infatti dopo la discussione e la proclamazione era scappata saltando l’aperitivo e la cena previste perché non riusciva a stare altro tempo in una stanza con lui. Aveva preferito fuggire, cosa che aveva già fatto in passato e di cui si era pentita!
Aveva circa due ore di macchina per arrivare fino a Monselice, luogo dell’incontro. 
Mattia abitava in provincia di Verona e così avevano deciso di trovarsi a metà strada, venendosi incontro.
La scusa con cui Mattia le aveva chiesto di rivedersi sembrava innocua: “è tanto che non ci vediamo, ci aggiorniamo sulle novità, tutto qui” le aveva detto l’ultima volta che si erano sentiti al telefono.
Inizialmente doveva essere una colazione, decisamente meno ambigua di una cena, ma alla fine per motivi organizzativi, tra lavoro ed impegni, la cosa si era evoluta. 
Aveva pensato a tutto lui, luogo, prenotazione orario. Amanda era rimasta piacevolmente sorpresa. Le mancava un uomo che prendesse in mano la situazione e organizzasse lui.
Purtroppo nelle altre frequentazioni che aveva avuto era sempre stata lei l’uomo nella coppia, quella che faceva il primo passo, il primo invito, il corteggiamento e non era un ruolo che le piaceva interpretare. Con Mattia non aveva mai dovuto recitare quella parte perché i ruoli, con lui, erano quelli che piacevano a lei.
Mentre continuava a guidare e a pensare a questo aspetto si rese conto di non sapere il programma della serata. Si erano dati appuntamento in un grande parcheggio appena fuori dall’uscita dell’autostrada, ma non sapeva nient’altro.
Amanda alle 20.25 era già arrivata. Sarebbe arrivata anche mezz’ora prima se non avesse fatto due soste in due diversi autogrill per rinfrescarsi, respirare per calmarsi e fondamentalmente far passare il tempo. 
Non voleva fare tardi e così era partita decisamente in anticipo. Scoccate le 20.31 Amanda prese il telefono in mano per chiamare Mattia che dopo neanche uno squillo aveva già risposto: “Eccola, già pronta a lamentarsi, sto arrivando, cinque minuti e ci sono! Pigna!” 
Mattia mise giù il telefono tant’è che Amanda oltre a sorridere non fece in tempo a dire neanche una parola.
Mattia aveva una brutta reputazione per quanto riguardava la puntualità. Era puntuale solo sulle cose che gli interessavano davvero e alle quali dava un alto valore, il fatto che fosse puntuale quella sera fece sentire importante Amanda.
Mentre aspettava Mattia appoggiata sul cofano della macchina si mise a ripensare a quando anni prima, quando erano ancora semplici conoscenti, dovevano andare a vedere una mostra in centro a Padova. Avevano l’appuntamento in tarda mattinata e Mattia era arrivato con oltre tre ore di ritardo. Lei lo aveva aspettato, girovagando per le vie del centro storico. Fu la prima volta che comprese di non poter prendere troppo sul serio gli orari degli appuntamenti con lui, sicuramente quel giorno lei non era una priorità altrimenti non l’avrebbe fatta attendere tutto quel tempo. Quante cose erano cambiate!
Una volta arrivato Mattia era sceso dalla macchina per salutare Amanda, lei era visibilmente terrorizzata e Mattia senza peli sulla lingua le disse subito: “Stai calma, non ti mangio mica, non vorrai mica scappare come l’ultima volta”. Appena salita in macchina con lui riconobbe subito quell’odore familiare. Quante gite, quante volte avevano fatto l’amore su quei sedili posteriori; quell’auto era una scatola piena di ricordi. Le venne la pelle d’oca solo a pensarci. Durante il tragitto continuava a guardare Mattia più che la strada, lo stava studiando per vedere i cambiamenti del viso, gli occhiali diversi, il nuovo taglio della barba e dei capelli.
“Allora dove mi porti a mangiare?” disse lei per rompere il ghiaccio e per dimostrare che era in grado di sostenere una conversazione, più o meno. “In un ristorantino qui vicino. Fanno anche la pizza senza glutine, mi sono informato. 
Non ci sono mai stato ma sembra un bel posto!” e continuò “Dopo la cena se vuoi ti porto in un locale per bere una cosa, secondo me ti piacerà, l’ho scoperto qualche tempo fa…” Amanda annuì ma non volle dargli troppa soddisfazione fin da subito. Era contenta che la serata non si sarebbe conclusa subito dopo la cena. Il posto che Mattia aveva scelto era effettivamente molto bello. Era affacciato su un piccolo laghetto, con pergole a ridosso dell’acqua. Tavolini eleganti con tovaglie bianche e candele. In mezzo alla sala una lunga piscina estetica che rendeva l’ambiente sofisticato e raffinato. Era più un posto da primo appuntamento, non per una cena tra semplici amici ma non disse niente. Mattia mentre si annunciava alla cameriera, che li portò al tavolo, non sembrava minimamente in imbarazzo e Amanda non capiva se fosse reamente a suo agio o se era diventato bravo a simulare. Mattia era sempre stato un gran chiacchierone, si potrebbe dire quasi logorroico, lei lo aveva sempre preso in giro definendolo un difetto ma in realtà era una delle cose che più le piacevano di lui. Aveva cominciato a raccontarle del lavoro, che era un periodo stressante perché ad agosto tutti i dipendenti andavano in ferie e lui, che lavorava per l’azienda di famiglia doveva coprire i turni di vari dipendenti. Dopo aver scelto cosa ordinare aveva continuato aggiornandola sull’università e informandola che a settembre avrebbe avuto un esame per cui non stava studiando abbastanza. Amanda ascoltava e di nascosto si arrovellava per cercare qualcosa da dire anche lei, magari qualcosa che fosse interessante. Era agitata come se fosse il suo primo appuntamento con un ragazzo che le piaceva.
Quando arrivarono i calici di vino e dopo che Amanda ne bevve un bel sorso gli chiese l’unica cosa che le stava frullando nella testa da giorni, da quando aveva accettato quell’invito: “Alla tua ragazza hai detto che sei qui con me?” Sapeva che Mattia si stava frequentando con qualcuno perché glielo aveva riferito ancora mesi fa l’amica che avevano in comune. 
“Emh quale ragazza?” rispose Mattia tutto divertito. “Sapevo che ti stavi frequentando con qualcuno…” continuò Amanda. “In realtà nell’ultimo anno e mezzo mi sono frequentato con due ragazze, entrambe per circa tre, quattro mesi ma alla fine non ha funzionato con nessuna delle due…Tu piuttosto, hai detto al tuo ragazzo che sei uscita con me?” - “Con il mio ragazzo ho chiuso da poco, ci eravamo allontanati gradualmente nell’ultimo periodo e non c’era più niente che ci legava, per lui è stato difficile accettare la cosa”.
Amanda non si sentiva in colpa, in parte perché convinta che anche Mattia fosse fidanzato e poi doveva essere solo un ritrovo in amicizia. 
Mattia non voleva cambiare argomento anche se Amanda avrebbe fatto a meno di continuare su quel tema: “Se fossi stata ancora con Valerio avresti accettato comunque questo invito?”. Che domanda difficile, Amanda si prese un minuto per rispondere approfittando del buon vino bianco che li separava. Alla fine, dato che con le parole sapeva cavarsela rispose semplicemente: “Se fossi stata felice con una relazione soddisfacente no, non avrei accettato”. Era la verità, ma dentro di lei pensava che avere una relazione soddisfacente con qualcuno che non fosse la persona che aveva di fronte era impossibile. Ne era certa, era uno dei motivi per cui si era allontanata da Valerio, non ne era innamorata allo stesso modo.
“Bella risposta, concordo” rispose Mattia sollevando il calice prima di passare ad un altro argomento, la cena continuò con argomenti più leggeri, Mattia raccontò lei degli europei a cui aveva gareggiato in Portogallo a giugno, della difficoltà delle gare a cui aveva partecipato, degli allenamenti…
“Tu non hai più fatto OCR?” Amanda scosse la testa con la bocca piena, “No, è quasi un anno che non vado al campo ad allenarmi ma come obiettivo per settembre c’è quello di tornare. Per il momento mi sto concentrando sulla corsa, voglio fare la mezza maratona di Venezia a fine ottobre”.
La cena finì in fretta non erano neanche le 22 che i piatti erano vuoti ed erano entrambi troppo pieni per ordinare il dolce. “Ti va se ti porto in quel locale che ti dicevo? Secondo me ti piacerà molto non è tanto distante”, Amanda a quel punto accettò volentieri.
Ripresero la macchina e mentre Mattia guidava Amanda non poté fare a meno di complimentarsi per il gran bel fisico che aveva messo su Mattia; era sempre stato in forma ma nell’ultimo anno era decisamente migliorato, i bicipiti esplodevano dalle maniche della maglietta, la schiena si era allargata e il bacino assottigliato. Stava davvero bene. Mattia però aveva mentito, il locale non era poi così vicino, era ad oltre 20 minuti di macchina, si trovava ad Abano Terme, ma una volta entrati nella sala Amanda si rese conto che ne valeva la pena, ne sarebbe valsa la pena comunque, in realtà.
Il posto aveva luci soffuse, tanti divanetti, per lo più vuoti dato che era mercoledì, travi in legno che scaldavano l’atmosfera e musica ambient. Era uno di quei posti dove si poteva fumare il narghilè e quando Mattia vide la faccia di Amanda illuminarsi oltre ai due Gin Lemon chiese che gli portassero anche un narghilè. Il fatto essere in un locale del genere ad Amanda si sbloccò un altro ricordo, di una festa a sottomarina dove con la sigaretta elettronica si passavano il fumo a vicenda, uno aspirava dalla sigaretta e poi avvicinandosi all’altra persona le passava il fumo che a sua volta veniva inspirato e poi buttato fuori.
Ormai la tensione era calata e tutti i mesi di assenza sembravano svaniti, sembravano quelli di una volta, così Amanda gli chiese come mai non avessero funzionato quelle due relazioni, Mattia le rispose con un sincero: “penso per lo stesso motivo per cui non ha funzionato la tua storia… sai ci ho provato a ricercare quell’intesa che c’era tra di noi, ma non l’ho più trovata”. Ad Amanda, a quell’affermazione, le andò di traverso il fumo che aveva appena inalato. 
A bere quei due drink ci misero molto più tempo che per l’intera cena, verso l’una non avevano ancora finito di bere, ma fumando il narghilè si erano man mano avvicinati, i corpi e i visi più vicini dato che non c’erano tavoli a dividerli. Avevano iniziato, senza che nessuno lo avesse esplicitamente detto a fare come avevano fatto quella volta alla festa in spiaggia. Inizialmente mantenendo una distanza di sicurezza di quasi 20 centimetri e poi man mano che la serata scorreva erano arrivati ad avere i nasi vicini. Si alternavano, prima era Mattia ad inspirare dal grande narghilè per passare il vapore ad Amanda e poi lei faceva il contrario. I nasi che si toccavano fu il massimo contatto che ebbero quella sera, ma fu molto più intimo ed intenso di qualsiasi altra cosa che lei avesse provato nell’ultimo anno e mezzo. 
Ci siamo detti già tutto
Ci siamo fatti paura
Ma certe cose, giuro
Non le ho mai dette a nessuno
Lo senti questo rumore?
Che bel casino
Due calici di vino
Ti ascolterei per ore
Mi dai quasi fastidio
Olly – Questa domenica

Quando il narghilè smise di funzionare fu l’ora di tornare alla realtà, Mattia la riaccompagnò al parcheggio a Monselice e si salutarono con un abbraccio veloce di circostanza.
Amanda prima che Mattia risalisse in macchina gli chiese “Ti posso fare una domanda” dopo aver alzato gli occhi al cielo perché odiava questo genere di domande retoriche annuì.
“Se un giorno ti chiedessi…” – “Sì” rispose Mattia, “Ma non ho neanche finito di dirti cosa volevo chiederti! Se un giorno ti chiedessi di rivederci accetteresti il mio invito” – “Siiii” 
“E se non fosse un invito da vecchi amici, ma magari più un appuntamento?” Amanda sputò fuori quelle parole come lava, le stavano bruciando la gola e aveva paura che Mattia non avesse colto il senso. “Si Amanda, te l’ho già detto, per chi mi hai preso, ho capito! Scrivimi quando arrivi… buon rientro!”
Amanda non poté fare a meno di sorridere, si aggrappò a quelle parole con tutta se stessa, e così a notte inoltrata si rimise in macchina per tornare alla sua vacanza e al mare dai suoi… Mise Spotify con la sua playlist preferita, praticamente tutte canzoni d’amore che le ricordavano i periodi felici della sua vita.
Ci siamo detti basta senza mai dirci addio
Perché sappiamo già che un giorno ci rincontreremo
In una vita o un'altra con te ci sarò io
Ciò che vedo è sfocato ma tu resti in primo piano…
Emanuele Aloia - Cartagine

Durante il viaggio aveva sonno ma l’adrenalina che le girava in corpo era a livelli altissimi, sarebbe potuta anche andare a correre in quel momento. Stava camminando sulle nuvole, si sentiva leggera, felice, era così grata per aver vissuto una serata simile che anche se non si fossero più rivisiti si sarebbe portata quelle sensazioni dentro per sempre; d’altronde come tutte le altre che aveva vissuto con lui. 


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