LEI E IL BIPOLARISMO


Non avrei mai pensato che la mia vita sarebbe stata condivisa con una malattia mentale. 
Non era una cosa che avevo messo in conto.
Accettarlo non è istantaneo, 
non è nemmeno semplicissimo anche se riuscire a dare un nome al proprio dolore aiuta molto.
Soffro di depressione cronica a rientro dello spettro del bipolarismo (secondo il dottore di tipo 3)
A volte è inevitabile chiedersi quanto questo definisca la persona che sono: 
io sono la mia malattia? 
Non credo di voler essere definita da una diagnosi ma concorderete con me che porsi questa domanda risulta abbastanza naturale.

Alla soglia dei 30 anni ho capito chi sono: una persona allegra, sorridente, entusiasta, gentile, empatica ma per quanti aggettivi possa trovare sognatrice ostinata resterà sempre il connubio più azzeccato. Negli anni la mia identità si è consolidata in una persona che ha ben chiaro cosa fa per lei anche se ha dovuto accettare di mettere in un cassetto gran parte delle cose che la caratterizzano davvero; perché la vita non è fatta solo di sogni e ambizioni ma anche di cose concrete. Questo non vuol dire che quei sogni marciranno per sempre al buio ma solo che per il momento sono li o in parte si stanno realizzando diversamente da come me li ero immaginata.

Ogni tanto penso che dovrò convivere con LEI, questa depressione, che a quanto pare non era un ospite di passaggio, come speravo, ma una parte intrinseca di me.

La gente, anche chi mi sta più vicino non vedrà mai la mia lotta interiore perenne, 
non capirà mai la portata, l'energia che ci vuole per combattere qualcosa che non si riesce a vedere. Forse è proprio questo che mi spinge a parlarne, a scriverne perché voglio che si sappia. 
Voglio che si sappia che se chiedo aiuto non è perché sono debole ma perché sono forte e voglio continuare a combattere contro un mostro che nemmeno io riesco a vedere ma solo percepire.

Sapete ogni tanto a cosa penso? Che per secoli persone esattamente come me venivano rinchiuse nei manicomi. Venivano lasciate sole a marcire con i loro pensieri. Morivano logorate dai loro pensieri; per non parlare dei "mezzi di cura" che venivano adoperati per curare.
Quante persone sono morte e non hanno potuto vivere una vita degna di essere vissuta solo per malattie di cui si ignorava l'esistenza?

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